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. Tropa de Elite - Gli Squadroni della Morte .
Titolo Originale: Tropa de Elite
Titolo Italiano: Tropa de Elite - Gli
Squadroni della Morte
Wagner Moura ... Capitão Nascimento
Sito Ufficiale:
http://www.tropadeeliteofilme.com.br/
Un film che ha diviso la critica. Vincitore l'Orso d'Oro a Berlino, il film è stato accusato di essere fascista. Lo spettatore si troverà a seguire il capitano Nascimiento, che dovrebbe rappresentare i 'Buoni'. La guerra contro i trafficanti e spietata, e se scappa il morto tra i poliziotti corrotti, nessuno ci verserà una lacrima. Così la guerra va avanti tra sparatorie e interrogatori duri e crudi dove qualsiasi metodo è accettato. Poliziotti che torturano ragazzi per scoprire i nomi dei trafficanti, buchi nelle gambe ed esecuzioni sommarie. Insomma... difficile pensare che possano esserci dei buoni in tutta questa storia. Esiste solo gente convinta di fare del bene con il suo lavoro anche se i metodi sono tra i più violenti. E' comprensibile perchè questo film abbia diviso la critica. Un film che non è facile guardare, un pugno nello stomaco. I movimenti di macchina del documentarista José Padilha contribuiscono a rendere la frenesia delle scene di guerriglia. Ottimo anche il lavoro del cast. Alla sceneggiatura hanno lavorato anche tre ex memri del Bope quindi è presumibile che non ci siano eccessive esagerazioni anche se è difficile credere che le cose stiano veramente così... o forse è difficile accettare che possa essere veramente così. [Reppy - Cine Maniacs]
Premi: ABC Cinematography Award 2008 - Won - ABC Trophy - Best Sound - Leandro Lima
Ariel Awards, Mexico
Cinema Brazil Grand Prize
Best Actor - Wagner Moura
Best Director - José Padilha
Best Art Direction - Tulé Peak
Best Music - Pedro Bromfman
Best Director - José Padilha Curiosità: - Durante le riprese, un camioncino con 90 armi da fuoco (30 vere e 60 no) è stato rubato sulla collina di Chapéu Mangueira. Un team della polizia locale ha setacciato la favela di Pavão-Pavãozinho a Copacabana, per ritrovare le armi ma l'operazione ha avuto solo un successo parziale.
- Il film era già un best-seller 3 mesi prima dell'uscita ufficiale. Copie illegali del film sono state distribuite nelle maggiori città del Brasile per 5 dollari a pezzo. Il DVD originale è stato rubato alla Drei Marc Company che ha lavorato ai sottotitoli. E' stato stimato che 3 milioni di persone abbiano visto la versione pirata, ovvero seicentomila persone in più di quelle che hanno visto il film al cinema. E' stato comunque il film più visto dell'anno.
- Il finale del film uscito al cinema è diverso da quello della copia pirata. E' stata aggiunta una scena e modificata la narrazione, ma il regista ha detto che le motivazioni non erano legate all'uscita delle copie pirata.
- L'università in cui è stato girato parte del film è la Pontifícia Universidade Católica di Rio nei pressi di Gávea, un'università privata, considerata una delle migliori università del Brasile e una delle migliri istituzioni del Sud America. Lì André Batista, uno degli screenwriters, ha frequentato la favoltà di legge. Era una membro del Bope e il personaggio di André Matias è ispirato a lui.
Soundtrack: Performed by Tihuana Performed by MC Cidinho & Doca Performed by R.E.M. Written by Toni Bellotto Performed by Titãs
Recensioni dalla Rete:
Rio De Janeiro 1997. Qualche mese
prima della visita del Papa in Brasile. Il capitano Nascimento è un membro
del Bope, la squadra speciale di 100 uomini nata a Rio per combattere i
narcotrafficanti nelle favelas e impedire che la polizia comune, corrotta
fino al midollo, lasci la città in balìa di se stessa. Nascimento è stanco
di questa vita sempre al limite, ed ora che sta per diventare padre ha
deciso di lasciare. Non prima, però, di aver trovato un sostituto
all'altezza. I candidati più quotati sembrano essere le reclute Matias e
Neto, proprio i due che Nascimento ha appena salvato dai guai durante una
pericolosa incursione nelle favelas. Ora si tratta solo di scegliere. Un
compito che si rivelerà per lui drammaticamente semplice.
Il film più costoso della storia brasiliana
(grazie anche alla co-produzione dei fratelli Weinstein, gli ex capi
Miramax), nonché Orso d’oro all’ultimo Festival di Berlino, è una storia
forte e spettacolare destinata a dividere in due in pubblico. Alcuni
critici stranieri lo hanno definito un film "fascista", in Brasile, al di
là dell’enorme successo di pubblico (si calcola ad esempio che il dvd
contraffatto, uscito ancor prima della distribuzione in sala, sia stato
visto da 3 milioni di persone) ha suscitato diverse polemiche. [FilmUp]
Di Tropa de elite si è già parlato moltissimo prima ancora dell’uscita ufficiale. Innanzitutto perché all’origine del film c’è, oltre a una situazione politica e urbana delicatissima, un libro scritto nel 2006 dal sociologo Luiz Eduardo Soares insieme a un membro del BOPE (André Batista) e un poliziotto (Rodrigo Pimentelche), che è servito da ispirazione al regista José Padilha e al suo sceneggiatore Braulio Mantovani (già autore di City of god). In seguito perché un rough cut del film (che ancora oggi è quello più diffuso su internet) è stato rubato circa un anno fa e distribuito nel mercato “pirata” brasiliano, dando al film una popolarità gigantesca prima ancora che fosse disponibile la versione definitiva, al punto che sono uscite persino dei sequel apocrifi, girati da amatori e distribuiti dai camelôs (venditori ambulanti) di Rio. Nel frattempo è venuto anche l’Orso d’oro all’ultima Berlinale e un’infinità di dibattiti e critiche, alimentati anche dall’ulteriore peggioramento della realtà sociale raccontata.
Se Gomorra frantuma la narrazione in cinque
episodi diversi uno per tutti e tutti per uno,
Tropa de Elite — Gli squadroni della morte
di José Padilha, ha un andamento
assai diverso, preferendo a un movimento sparpagliato su vicende
differenti uno avvolgente e circolare che torna costantemente ad un
argomento unico fatto di carne, sangue, spirito di appartenza, il tutto
calato all’interno di una situazione di estremo degrado dove le differenze
sociali tra chi ha molto e chi non ha nulla, si fanno quanto mai
lancinanti.
Non accade spesso che durante la visone di un film lo spettatore si senta come un equilibrista su una corda tesa, sviato dai significati sociali, politici, esistenziali ed etico-morali, primi ed ultimi, prospettati con evidente - a nostro parere calcolata e furba - ambiguità. E’ il caso di Tropa de Elite, primo lungometraggio del brasiliano Josè Padilha, primo film ad alto budget della storia del cinema carioca, campione d’incassi in patria, applaudito, ma anche fortemente contestato, quanto l’altro popolarissimo “caso” cinematografico che ha per titolo City of god. Controverso Orso d’oro all’ultimo festival del cinema di Berlino, il film di Padhila è infine approdato nelle sale italiane. Identico disorientamento si prova a fronte del dicotomico apparato estetico del film, delle tecniche più agguerrite e smaliziate, di gran moda nell’attuale cinema d’azione mondiale (forse inflazionate, sicuramente omaggianti alcuni illustri capostipiti filmici, tra cui Full metal jacket di S. Kubrick, visibilmente riecheggiante nelle scene d’addestramento delle teste di cuoio, o “squadre d’elite”, per l’appunto), dove la fiction e il taglio semidocumentaristico del girato concorrono, senza complessi ed evidenti cadute di ritmo, alla rappresentazione distaccata della cruda e violenta realtà delle favelas di Rio de Janeiro, quella “vera”, stando a quanto dichiarato dallo stesso regista: “Nel film non ci schieriamo con nessuno. Diamo spazio alle storie che prendiamo dal quotidiano”. Innegabile il buon mestiere di Padhila, capace di rende accattivante la messinscena con un primo strato di ottima vernice insufficiente tuttavia a coprire il vuoto che, in ultima analisi, si cela nel fondo. Come accade in City of god (scritto da Braulio Mantovani, anche co-sceneggiatore di Tropa de elite), il formalismo visivo, fotografico, sonoro, cinetico (iper-cinetico nel caso dell’opera presa in esame), finisce per rendere un po’ troppo “pittoresca” la rappresentazione di un Brasile raccontato in modo superficiale, sbrigativo, con didascalici siparietti che esemplificano e schematizzano la complessa realtà di quel mondo del sottosviluppo meritevole di più attente ed approfondite analisi. L’ambiguità ideologica, morale ed etica, che in questo caso non ha nulla in comune con il”messaggio” aperto, nella finta presa di distanza del finto documentarista, ci è sembrato un furbo espediente, un pretesto per cavalcare l’onda della fascinazione emanata dalla spettacolarizzazione della violenza, e dalla miseria che di quella in molti casi, in tali contesti, si nutre. Padilha mette troppa carne al fuoco, forse in maniera (auto)compiaciuta e speculativa, per poter dire tutto e il contrario di tutto, depistando continuamente lo spettatore, più interessato alle ragioni dell'intrattenimento che alla “denuncia” dell’inferno delle favelas, teatro di una sorta di guerra fraticida, tra civili e poliziotti afflitti dallo stesso male di vivere, figli della stessa violenza, dello stesso degrado morale e civile, delinquenziale, scaturito dalla tirannia del sottosviluppo, nel quale non c'è alibi che tenga per le classi più agiate e garantite. In questo stato di incertezza, nel continuo rimescolamento delle coordinate ideologiche, dove le stesse vengono prima negate e poi ambiguamente riaffermate, si esce dalla sala “incuriositi” più dal (falso) “caso” Padhila che dalla questione Brasile. Ad ogni buon conto, fatta la tara degli zavorramenti retorico/ideologici in soprannumero, spacciati da un verosimilmente falso outsider come aspetti neutrali e salienti della storia, restando nell’ottica del mero action movie, o thriller politico, piuttosto violento e sadico, Tropa de elite - che non ha nulla da invidiare ai film di “genere” più gettonati, ai giocattoloni blockbuster non solo americani - offre alcuni motivi d’interesse. Un rapido accenno alle suggestive ambientazioni, ai lividi “esterno notte” che fanno da sfondo alle più corpose e lisergiche scene d’azione fatte rimbalzare dal nervoso gioco di una macchina a mano mobilissima ed insinuante; ai rapidi incastri del montaggio; al lungo flashback che altera inizialmente l’ordine lineare della narrazione, per poi ristabilirlo secondo i consueti canoni. Straniante la voce off del protagonista che commenta con distaccato e grottesco cinismo (quasi macabro in contrasto con il racconto dei momenti affettuosi ed umani della vita privata) le sue violente imprese, le imprese di quei poliziotti “speciali” che, a differenza del corpo di polizia ordinario, fuggono la corruzione e praticano la violenza più feroce e spietata, ai danni della criminalità, in larga misura minorile, che fatalmente, storicamente, si annida nel desolante ed emarginante sottobosco delle favelas. E’ un mondo, quello delle favelas, in cui “se nasci nero e povero, hai poche chance…”. E questo il “potere” lo sa, ed anche la “tropa d’elite” che cerca di garantire una parvenza di legalità e civiltà che nessuna forma di repressione violenta potrà mai ristabilire. Forse l’autentico cinema “novo” brasiliano, quello che parla della nazione con il linguaggio simbolico ed insieme realistico, vero, delle verità concrete e trasfigurate, andrebbe riscoperto, tornando indietro nel tempo, nelle opere legittimamente 'militanti' del compianto Glauber Rocha, nel suo splendido, indimenticabile, modernissimo Antonio das mortes. Tropa de elite non ha punti di contatto, nè l'auspicabile continuità, con quella grande lezione di cinema e di civiltà.
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