. Tropa de Elite - Gli Squadroni della Morte .

 

 

Titolo Originale: Tropa de Elite

Titolo Italiano: Tropa de Elite - Gli Squadroni della Morte
Regia: José Padilha
Scritto da: André Batista - Bráulio Mantovani
Paese: Brasile - Argentina
Durata: 1h 55min
Anno: 2007
Uscita in Italia: 6 Giugno 2008



Cast:

Wagner Moura ... Capitão Nascimento
Caio Junqueira ... Neto
André Ramiro ... André Matias
Maria Ribeiro ... Rosane
Fernanda Machado ... Maria
Fernanda de Freitas ... Roberta
Paulo Vilela ... Edu
Milhem Cortaz ... Capitão Fábio
Marcelo Valle ... Capitão Oliveira
Fábio Lago ... Claudio Mendes de Lima 'Baiano'
Luiz Gonzaga de Almeida
Bruno Delia ... Capitão Azevedo
Marcelo Escorel ... Coronel Otávio
André Felipe ... Rodrigues (as André Mauro)
Thelmo Fernandes ... Sargento Alves
Emerson Gomes ... Xaveco
Paulo Hamilton ... Soldado Paulo
Bernardo Jablonsky ... Law teacher
Daniel Lentini ... Rapaz 3 da Festa
Alexandre Mofatti ... Sub-Comandante Carvalho
Erick Oliveira ... Marcinho
Otto Jr. ... Major Gouveia
André Santinho ... Tenente Renan
Patrick Santos ... Tinho
Ricardo Sodré ... Cabo Bocão
Thogun ... Cabo Tião

 

Sito Ufficiale: http://www.tropadeeliteofilme.com.br/
Trailer: ITA - ITA2

 

DISCUTIAMONE SUL FORUM
 


Un fil scioccante che ci porta nelle favelas brasiliane con l'imminente arrivo del Papa. E' il 1997. Nascimento è un ufficiale del Bope, uno speciale corpo militare che opera nelle favelas di Rio. Sua moglie è incinta e lui inizia a sentire lo stress, per questo inizia a cercare un sostituto tra i ragazzi iscritti al corso per entrare nel corpo. Il corso è estremamente duro e selettivo. I due più promettenti sono due ragazzi che si conoscono da sempre, entrambi poliziotti stanchi della corruzione che imperversa. Uno di loro è un amante della guerra ma a volte troppo impulsivo, l'altro è un aspirante avvocato che pensa di poter perseguire i suoi scopi anche nel Bope, ma il suo frequentare l'università lo ha avvicinato a ragazzi che sono più vicini ai trafficanti che alla polizia, e questo comincia a metterlo in una difficile situazione. Nascimiento, le sue truppe e i ragazzi del corso si ritroveranno a operare attivamente nelle favelas per rendere sicura la zona per l'arrivo del Papa.

Un film che ha diviso la critica. Vincitore l'Orso d'Oro a Berlino, il film è stato accusato di essere fascista. Lo spettatore si troverà a seguire il capitano Nascimiento, che dovrebbe rappresentare i 'Buoni'. La guerra contro i trafficanti e spietata, e se scappa il morto tra i poliziotti corrotti, nessuno ci verserà una lacrima. Così la guerra va avanti tra sparatorie e interrogatori duri e crudi dove qualsiasi metodo è accettato. Poliziotti che torturano ragazzi per scoprire i nomi dei trafficanti, buchi nelle gambe ed esecuzioni sommarie. Insomma... difficile pensare che possano esserci dei buoni in tutta questa storia. Esiste solo gente convinta di fare del bene con il suo lavoro anche se i metodi sono tra i più violenti. E' comprensibile perchè questo film abbia diviso la critica. Un film che non è facile guardare, un pugno nello stomaco.

I movimenti di macchina del documentarista José Padilha contribuiscono a rendere la frenesia delle scene di guerriglia. Ottimo anche il lavoro del cast. Alla sceneggiatura hanno lavorato anche tre ex memri del Bope quindi è presumibile che non ci siano eccessive esagerazioni anche se è difficile credere che le cose stiano veramente così... o forse è difficile accettare che possa essere veramente così.

[Reppy - Cine Maniacs]

 

Premi:

ABC Cinematography Award

2008 - Won -  ABC Trophy - Best Sound - Leandro Lima

 

Ariel Awards, Mexico
2008 - Nominated - Golden Ariel - Best Latin-American Film - José Padilha

Berlin International Film Festival
2008 - Won - Golden Berlin Bear - José Padilha
 

Cinema Brazil Grand Prize
2008 - Won - Cinema Brazil Grand Prize

   Best Actor  - Wagner Moura
    Best Cinematography - Lula Carvalho

    Best Director - José Padilha
    Best Editing - Fiction - Daniel Rezende
    Best Make-Up - Martin Macias
    Best Sound - Leandro Lima - Alessandro Laroca - Armando Torres Jr.
    Best Special Effects - Phil Neilson - Bruno Van Zeebroeck
    Best Supporting Actor - Milhem Cortaz

2008 - Nominated - Cinema Brazil Grand Prize -

    Best Art Direction - Tulé Peak
    Best Costume Design - Claudia Kopke

    Best Music - Pedro Bromfman
    Best Picture
    Best Screenplay, Original - José Padilha - Rodrigo Pimentel - Bráulio Mantovani

São Paulo Association of Art Critics Awards
2008 - Won -  APCA Trophy

    Best Director - José Padilha
    Best Editing - Daniel Rezende
 

Curiosità:

- Durante le riprese, un camioncino con 90 armi da fuoco (30 vere e 60 no) è stato rubato sulla collina di Chapéu Mangueira. Un team della polizia locale ha setacciato la favela di Pavão-Pavãozinho a Copacabana, per ritrovare le armi ma l'operazione ha avuto solo un successo parziale.

 

-  Il film era già un best-seller 3 mesi prima dell'uscita ufficiale. Copie illegali del film sono state distribuite nelle maggiori città del Brasile per 5 dollari a pezzo. Il DVD originale è stato rubato alla Drei Marc Company che ha lavorato ai sottotitoli. E' stato stimato che 3 milioni di persone abbiano visto la versione pirata, ovvero seicentomila persone in più di quelle che hanno visto il film al cinema. E' stato comunque il film più visto dell'anno.

 

- Il finale del film uscito al cinema è diverso da quello della copia pirata. E' stata aggiunta una scena e modificata la narrazione, ma il regista ha detto che le motivazioni non erano legate all'uscita delle copie pirata.

 

- L'università in cui è stato girato parte del film è la Pontifícia Universidade Católica di Rio nei pressi di Gávea, un'università privata, considerata una delle migliori università del Brasile e una delle migliri istituzioni del Sud America. Lì André Batista, uno degli screenwriters, ha frequentato la favoltà di legge. Era una membro del Bope e il personaggio di André Matias è ispirato a lui.

 

Soundtrack:

  • "Tropa de Elite"
    Performed by Tihuana
     
  • "Morro do Dende"
    Performed by MC Cidinho & Doca
     
  • "Shiny Happy People"
    Performed by R.E.M.
     
  • "Polícia"
    Written by Toni Bellotto
    Performed by Titãs
  •  

    Recensioni dalla Rete:

    Rio De Janeiro 1997. Qualche mese prima della visita del Papa in Brasile. Il capitano Nascimento è un membro del Bope, la squadra speciale di 100 uomini nata a Rio per combattere i narcotrafficanti nelle favelas e impedire che la polizia comune, corrotta fino al midollo, lasci la città in balìa di se stessa. Nascimento è stanco di questa vita sempre al limite, ed ora che sta per diventare padre ha deciso di lasciare. Non prima, però, di aver trovato un sostituto all'altezza. I candidati più quotati sembrano essere le reclute Matias e Neto, proprio i due che Nascimento ha appena salvato dai guai durante una pericolosa incursione nelle favelas. Ora si tratta solo di scegliere. Un compito che si rivelerà per lui drammaticamente semplice.
    Dopo aver fatto tanto scalpore in patria, Tropa de Elite raggiunge la grande vetrina internazionale di Berlino, forse più per esigenze pubblicitarie che meriti artistici. Parliamo del primo
    film high-budget della storia del cinema brasiliano (parte dei 4 milioni sono il frutto della co-produzione americana degli Weinstein) a porre sotto la lente d'ingrandimento la vita, l'umiliante addestramento e i metodi poco ortodossi degli uomini del Battaglione per le Operazioni Speciali della polizia carioca. Ma non è tutto, perché è anche il più contraffatto, controverso e boicottato della storia brasiliana. Si calcola infatti che, per via del furto del DVD originale, durante i mesi precedenti l'uscita in sala ben 3 milioni di persone abbiano acquistato la copia pirata del film.
    Il film più visto dell'anno in Brasile è un intenso viaggio nella psiche tormentata di uomini d'onore ligi al dovere, che si trasformano, loro malgrado, in spietate macchine di morte e tortura per salvarsi la pelle. Scritto sulla base di testimonianze reali di ex-poliziotti e psicologi, Tropa de Elite concentra la sua essenza nella frenetica mezz'ora finale, in cui viene drammaticamente fuori tutta l'amarezza di chi vive dalla nascita in quei luoghi dimenticati da Dio e la storia giunge al suo tragico epilogo. Voce fuori campo, camera a mano e rap portoghese in sottofondo, il film è di fiction ma girato con il piglio del documentarista che non vuole prendere posizione in merito all'argomento trattato e rimane, come spesso accade, impantanato nella retorica. Incapace di offrire una visuale cinematograficamente interessante del contesto, Padilha finisce per offrire uno spaccato sociale a dir poco raccapricciante e poco altro. Da un film in concorso ad un festival del Cinema ci saremmo aspettati qualcosa di diverso.

    [MyMovies.it]

     

    Il film più costoso della storia brasiliana (grazie anche alla co-produzione dei fratelli Weinstein, gli ex capi Miramax), nonché Orso d’oro all’ultimo Festival di Berlino, è una storia forte e spettacolare destinata a dividere in due in pubblico. Alcuni critici stranieri lo hanno definito un film "fascista", in Brasile, al di là dell’enorme successo di pubblico (si calcola ad esempio che il dvd contraffatto, uscito ancor prima della distribuzione in sala, sia stato visto da 3 milioni di persone) ha suscitato diverse polemiche.
    Il perché è presto detto: la "tropa de elite" del titolo, ossia i corpi scelti della polizia che qui sono protagonisti, sono rappresentati come uomini ben lontani dai normali agenti di giustizia brasiliani famosi per la propria corruttibilità, ma come veri e propri militari iper-addestrati che non rispettano i diritti più elementari dell’uomo (leggasi tortura) pur di far rispettare l’ordine. E’ dal loro punto di vista che assistiamo alle innumerevoli retate avvenute nel 1997 in una favela di Rio de Janeiro nei mesi precedenti alla venuta del Papa. Ecco quindi le polemiche: da una parte le vere "tropa de elite" che lamentano esagerazioni, dall’altra le critiche di chi vede in questo film una glorificazione di un modus operandi violento quasi quanto la criminalità che si dovrebbe combattere.
    Il regista e co-sceneggiatore del film, José Padilha in realtà non sembra voler prendere posizione. Molti passaggi narrativi, su tutti l’addestramento (che richiama un pò Full metal jacket), giocano sul filo dell’ironia. La stessa voce fuori campo del capitano Nascimiento mitiga più volte la crudezza delle immagini e degli atteggiamenti dei vari personaggi relazionando le sue azioni alla sua situazione personale (e cioè a quella di un poliziotto che vuole andarsene dal corpo perché aspetta un figlio e non vuol più rischiare la vita), anziché alla violazione del più normale senso dell’etica. La normalità con cui si presentano gli episodi tragici della vicenda lasciano da parte qualsiasi giudizio morale per diventare rappresentazione di una situazione ineluttabile. Se una critica c’è, è generale. Da una parte i criminali trafficanti, dall’altra i poliziotti o corrotti o esaltati, in mezzo una borghesia ipocrita che non fa autocritica. E’ senza dubbio vero che tra tutte queste figure lo spettatore medio tende ad immedesimarsi di più con gli squadroni di giustizia finendo col giustificare anche, in parte, i loro comportamenti, ma se ciò avviene è più per l’assenza di alternative che da una radicata convinzione che sia giusto fare così.
    Con un ritmo sostenuto che nulla ha da invidiare ai più riusciti blockbuster d’oltreoceano, Tropa de morte riesce a ritrarre uno spaccato del Brasile già intravisto nel fino ad ora più importante film verdeoro di quest’inizio secolo, "City of god" (con il quale condivide anche lo sceneggiatore Bràulio Mantovani). Un film multistrato che piacerà a molti. Da evitare per i deboli di stomaco.

    [FilmUp]

     

    Di Tropa de elite si è già parlato moltissimo prima ancora dell’uscita ufficiale. Innanzitutto perché all’origine del film c’è, oltre a una situazione politica e urbana delicatissima, un libro scritto nel 2006 dal sociologo Luiz Eduardo Soares insieme a un membro del BOPE (André Batista) e un poliziotto (Rodrigo Pimentelche), che è servito da ispirazione al regista José Padilha e al suo sceneggiatore Braulio Mantovani (già autore di City of god). In seguito perché un rough cut del film (che ancora oggi è quello più diffuso su internet) è stato rubato circa un anno fa e distribuito nel mercato “pirata” brasiliano, dando al film una popolarità gigantesca prima ancora che fosse disponibile la versione definitiva, al punto che sono uscite persino dei sequel apocrifi, girati da amatori e distribuiti dai camelôs (venditori ambulanti) di Rio. Nel frattempo è venuto anche l’Orso d’oro all’ultima Berlinale e un’infinità di dibattiti e critiche, alimentati anche dall’ulteriore peggioramento della realtà sociale raccontata.

    [Cinema.it]

     

    Se Gomorra frantuma la narrazione in cinque episodi diversi uno per tutti e tutti per uno, Tropa de Elite — Gli squadroni della morte di José Padilha, ha un andamento assai diverso, preferendo a un movimento sparpagliato su vicende differenti uno avvolgente e circolare che torna costantemente ad un argomento unico fatto di carne, sangue, spirito di appartenza, il tutto calato all’interno di una situazione di estremo degrado dove le differenze sociali tra chi ha molto e chi non ha nulla, si fanno quanto mai lancinanti.
    Con uno stile guerreggiante, risultato del ricorso quasi esclusivo alla macchina e mano e un montaggio di conseguenza molto frastagliato, Tropa de Elite, vincitore a sorpresa dell’Orso d’Oro a Berlino 2008, tratto dal best-seller Elite da Tropa dell'antropologo Luiz Eduardo Soaresa, si presenta come intenzionato a prendere di petto da subito un tema in particolare fino ad indagarne tutte le sfaccettature che lo compongono. Il tema che Tropa de Elite rincorre incessantemente concedendosi poche ma opportune “uscite”, è il significato dell’appartenenza di alcuni poliziotti ad un corpo d’elite della polizia brasiliana chiamato BOPE (Batalhão de Operações Policiais Especiais) incaricato, in quel di Rio de Janeiro, di portare a termine operazioni contro lo spaccio di sostanze stupefacenti che ha luogo nelle favelas dove la polizia metropolitana non è in grado di operare mentre il BOPE, in virtù della sua collocazione al di là della legge ha mano libera (il che tradotto.significa potere di vita e di morte sui narcotrafficanti stessi).
    Al pari dei marines di FMJ, dall’addestramento al quale i membri del BOPE sono sottoposti fuoriescono strani esseri, metà disciplina, metà spirito di corpo spinto fino all’estremo, esseri per i quali la morte equivale al nulla, visto che il verificarsi di un simile evento è una tragedia non per il membro del BOPE che ne è vittima, ma per chi sciaguratamente se ne rende autore, poiché c’è da star certi che qualora ciò accada la vendetta sarà spietata.
    Certo, il film si nutre anche di altri elementi, ad esempio i tentativi del capitano Nascimento (Wagner Moura), a capo di una delle squadre del BOPE, di tenere assieme una vita famigliare che ruota attorno alla moglie incinta e le missioni sempre più pericolose che è chiamato a condurre insieme alla ricerca di un sostituto alla sua altezza al quale affidare in futuro il comando della squadra, o i conflitti di Matias (André Ramiro), un altro membro della squadra, con i colleghi universitari che nulla sanno della sua seconda vita da poliziotto. Non manca (non potrebbe mancare…) l’abbozzo di un’analisi del fenomeno spaccio, forse troppo semplicistico (è la domanda che determina l’offerta il che sta a significare che è il consumatore a creare il suo spacciatore…).
    Certo è che il film acquisisce forza mano a mano che si avvicina alla fine: da un lato Padilha scandaglia sempre più a fondo la psiche dei membri della squadra, nel bene e nel male, dall’altro, senza indulgere troppo in retorica, sa come ripercorre i punti salienti del revenge-movie.
    Sarà stato di sicuro questo martellamento ossessivo sullo spirito di corpo, sulla missione come categoria dello spirito, sulla chiarezza con la quale il male (gli spacciatori e i poliziotti corrotti…) viene identificato e sul sapere altrettanto bene come porvi riparo, a far piovere in patria sul film l’accusa di “film fascista”. Riguardo a ciò forse vale la pena di tener presente che tanti altri film sono stati definiti nello stesso modo, senza peraltro che fosse mai chiarito cosa si intenda per film “fascista”. Qualche titolo? Arancia Meccanica, Cane di Paglia, Il cacciatore.
    Va da sé che allora Tropa de Elite è in buona, anzi in buonissima, compagnia…

    [TrillerMagazine]

     

    Non accade spesso che durante la visone di un film lo spettatore si senta come un equilibrista su una corda tesa, sviato dai significati sociali, politici, esistenziali ed etico-morali, primi ed ultimi, prospettati con evidente - a nostro parere calcolata e furba - ambiguità.

    E’ il caso di Tropa de Elite, primo lungometraggio del brasiliano Josè Padilha, primo film ad alto budget della storia del cinema carioca, campione d’incassi in patria, applaudito, ma anche fortemente contestato, quanto l’altro popolarissimo “caso” cinematografico che ha per titolo City of god. Controverso Orso d’oro all’ultimo festival del cinema di Berlino, il film di Padhila è infine approdato nelle sale italiane. 

    Identico disorientamento si prova a fronte del dicotomico apparato estetico del film, delle tecniche più agguerrite e smaliziate, di gran moda nell’attuale cinema d’azione mondiale (forse inflazionate, sicuramente omaggianti alcuni illustri capostipiti filmici, tra cui Full metal jacket di S. Kubrick, visibilmente riecheggiante nelle scene d’addestramento delle teste di cuoio, o “squadre d’elite”, per l’appunto), dove la fiction e il taglio semidocumentaristico del girato concorrono, senza complessi ed evidenti cadute di ritmo, alla rappresentazione distaccata della cruda e violenta realtà delle favelas di Rio de Janeiro, quella “vera”, stando a quanto dichiarato dallo stesso regista: “Nel film non ci schieriamo con nessuno. Diamo spazio alle storie che prendiamo dal quotidiano”.

    Innegabile il buon mestiere di Padhila, capace di rende accattivante la messinscena con un primo strato di ottima vernice insufficiente tuttavia a coprire il vuoto che, in ultima analisi, si cela nel fondo.

    Come accade in City of god (scritto da Braulio Mantovani, anche co-sceneggiatore di Tropa de elite), il formalismo visivo, fotografico, sonoro, cinetico (iper-cinetico nel caso dell’opera presa in esame), finisce per rendere un po’ troppo “pittoresca” la  rappresentazione di un Brasile raccontato in modo superficiale, sbrigativo, con didascalici siparietti che esemplificano e schematizzano la complessa realtà di quel mondo del sottosviluppo meritevole di più attente ed approfondite analisi. L’ambiguità ideologica, morale ed etica, che in questo caso non ha nulla in comune con il”messaggio” aperto, nella finta presa di distanza del finto documentarista, ci è sembrato un furbo espediente, un pretesto per cavalcare l’onda della fascinazione emanata dalla spettacolarizzazione della violenza, e dalla miseria che di quella in molti casi, in tali contesti, si nutre. Padilha mette troppa carne al fuoco, forse in maniera (auto)compiaciuta e speculativa, per poter dire tutto e il contrario di tutto, depistando continuamente lo spettatore, più interessato alle ragioni dell'intrattenimento che alla “denuncia” dell’inferno delle favelas, teatro di una sorta di guerra fraticida, tra civili e poliziotti afflitti dallo stesso male di vivere, figli della stessa violenza, dello stesso degrado morale e civile, delinquenziale, scaturito dalla tirannia del sottosviluppo, nel quale non c'è alibi che tenga per le classi più agiate e garantite.

    In questo stato di incertezza, nel continuo rimescolamento delle coordinate ideologiche, dove le stesse vengono prima negate e poi ambiguamente riaffermate, si esce dalla sala “incuriositi” più dal (falso) “caso” Padhila che dalla questione Brasile.

    Ad ogni buon conto, fatta la tara degli zavorramenti retorico/ideologici in soprannumero, spacciati da un verosimilmente falso outsider come aspetti neutrali e salienti della storia, restando nell’ottica del mero action movie, o thriller politico, piuttosto violento e sadico, Tropa de elite - che non ha nulla da invidiare ai film di “genere” più gettonati, ai giocattoloni blockbuster non solo americani - offre alcuni motivi d’interesse.

    Un rapido accenno alle suggestive  ambientazioni, ai lividi “esterno notte” che fanno da sfondo alle più corpose e lisergiche scene d’azione fatte rimbalzare dal nervoso gioco di una macchina a mano mobilissima ed insinuante; ai rapidi incastri del montaggio; al lungo flashback che altera inizialmente l’ordine lineare della narrazione, per poi ristabilirlo secondo i consueti canoni.  

    Straniante la voce off del protagonista che commenta con distaccato e grottesco cinismo (quasi macabro in contrasto con il racconto dei momenti affettuosi ed umani della vita privata) le sue violente imprese, le imprese di quei poliziotti “speciali” che, a differenza del corpo di polizia ordinario, fuggono la corruzione e praticano la violenza più feroce e spietata, ai danni della criminalità, in larga misura minorile, che fatalmente, storicamente, si annida nel desolante ed emarginante sottobosco delle favelas. E’ un mondo, quello delle favelas, in cui “se nasci nero e povero, hai poche chance…”. E questo il “potere” lo sa, ed anche la “tropa d’elite” che cerca di garantire una parvenza di legalità e civiltà che nessuna forma di repressione violenta potrà mai ristabilire.

    Forse l’autentico cinema “novo” brasiliano, quello che parla della nazione con il linguaggio simbolico ed insieme realistico, vero, delle verità concrete e trasfigurate, andrebbe riscoperto, tornando indietro nel tempo, nelle opere legittimamente 'militanti' del compianto Glauber Rocha, nel suo splendido, indimenticabile, modernissimo Antonio das mortes

    Tropa de elite non ha punti di contatto, nè l'auspicabile continuità, con quella grande lezione di cinema e di civiltà.

    [CinemaPlus]